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Le donne sono oggi evidentemente le protagoniste di movimenti che rivendicano diritti e aspettative di tutti i cittadini. Lavorano su temi non tradizionalmente femminili e affrontano concretamente il presente candidandosi a determinare le trasformazioni sociali e culturali. Da dove nasce questa rinnovata spinta civica delle donne? Perché il genere femminile ha sempre più voglia di mettersi in gioco? Sembrerebbe quasi, per dirla con le parole del sociologo francese Alain Touraine, che “il mondo sia delle donne”. Queste le riflessioni al centro della tavola rotonda svoltasi nella seconda giornata dell’assise congressuale dello Spi Cgil. Sul palco dell’auditorium del Lingotto di Torino si sono incontrate Francesca Barzini e Giovanna Giordano, due donne che hanno avuto un ruolo importante nel risveglio civile di decine di migliaia di cittadini a Roma e a Torino.

Sette professioniste, tra cui Giovanna Giordano, a Torino, via web hanno lanciato la campagna “Sì Torino va avanti” e il 10 novembre hanno radunato in piazza oltre trentamila persone a favore delle infrastrutture e in aperto contenzioso politico con i “No Tav”. Nella capitale, invece, Francesca Barzini, insieme a altre cinque donne, ha aperto una pagina Facebook intitolata “Tutti per Roma, Roma per tutti” dalla quale ha preso le mosse un movimento contro il degrado della città, culminato il 27 ottobre scorso in un’affollatissima manifestazione di fronte al Campidoglio. Con loro ha dialogato Eleonora Pinzuti, scrittrice, ricercatrice indipendente, esperta di cultura paritaria e di linguaggio come strumento di cambiamento. Come  si è sviluppata l’idea di un gruppo di donne che si batte per questioni legate alla disfunzione e all’incuria della città? Si interroga Livia Rivara, giornalista della Repubblica, moderatrice dell’evento. «L’idea è nata da un fatto grave e concreto: l’incendio di un autobus nel centro della città – risponde Francesca Barzini –, ma ci tengo a dire che il nostro non è un movimento di e solo per le donne, ma ci siamo rivolte a tutti i cittadini fin dall’inizio. È  successo che gli uomini ci davano consigli su come comportarci e poi sparivano, così ci siamo ritrovate in sei donne». «Così è accaduto anche a Torino – aggiunge Giovanna Giordano –: gli uomini ci davano consigli su come fare le cose. La differenza è che noi le cose le abbiamo fatte. Per noi le infrastrutture, compresa la Tav, non sono un valore in sé ma un bene abilitante che riguarda tutti i cittadini. Ed è per questa ragione che torneremo in piazza sabato 12 gennaio, alle 11 in piazza Castello, insieme anche decine di sindaci». Eleonora Pinzuti riflette invece su cosa oggi spinge le donne a uscire allo scoperto: «È la forza di una maggiore scolarizzazione  che ci regala consapevolezza, ovvero la capacità critica di leggere la realtà che ci è stata nascosta a lungo. Le donne sono più sicure e più colte. Nonostante il persistere delle diseguaglianze di genere il futuro è già donna». È interessante osservare come le donne quando si impegnano, spesso lo facciano al di fuori dalla politica. In Italia, ad esempio, non abbiamo mai avuto un presidente della Repubblica o un primo ministro donna e alle prossime primarie del Pd non ci sono candidate. Qual è la ragione di questa assenza dalla politica organizzata? Secondo Francesca Barzini la risposta va cercata nel fatto che «le donne sono meno portate al compromesso e che la vita politica richiede un impegno non compatibile con la cura della famiglia. Ma l’essere al di fuori dei partiti dà uno grande spazio di autonomia, uno sguardo libero sul passato e sul futuro. Noi non stiamo nei partiti perché non ci interessa, siamo occupate a fare cose, non di destra o di sinistra, ma cose che riguardano tutti i cittadini». Del resto, osserva Eleonora Pinzuti «le forze regressive in questo paese sono sempre forti e strumentalizzano i diritti delle donne. Da un lato, mettono in campo il decreto Pillon, dall’altro, vogliono difenderci dagli strupi dei migranti come se fosse quello il nodo della violenza di genere. Esiste un’ambivalenza politica sui diritti delle donne nella quale non è facile trovare un varco. Ma sono certa che ce la faremo». Nella Capitale le donne di “Tutti per Roma. Roma per tutti” sono anche confrontate con la sindaca Raggi che rappresenta il potere femminile. Avere una donna come controparte può fa la differenza? chiede la moderatrice. «L’amministrazione Raggi – risponde Francesca Barzini – sta chiudendo la Casa internazionale delle donne. La sindaca non ha dimostrato nessuna empatia, non abbiamo mai avuto la percezione della sua capacità di cogliere i bisogni che rappresentavamo. Sembrava capitata lì per caso. Una specie di automa addestrato. Per questo non le faremo sconti. A giorni, si organizzerà una sorta di via crucis cittadina nei luoghi più invasi dai rifiuti urbani». Per l’organizzazione di entrambi i movimenti sono state cruciali le tecnologie di rete che hanno svolto un ruolo di comunicazione puntuale ma non violenta. «Ciò è stato possibile – sostiene Giovanna Giordano – perché ci siamo date delle regole: abbiamo moderato, smussato i toni, abbiamo adottato sempre un linguaggio rispettoso e leggero». Il dialogo a quattro voci si conclude con un’affermazione di fiducia nel futuro di Eleonora Pinzuti: «Ho un grande affetto per lo Spi Cgil perché rappresenta la memoria storica di battaglie di   libertà come quella per la legge 194. Oggi se non si abbattono le diseguaglianze tra uomini e donne è inutile parlare di eguaglianza. Tuttavia ho fiducia che le donne vinceranno questa battaglia e conquisteranno il mondo. Semplicemente perché è un’idea giusta e non può che essere feconda».