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 annuncio lanciato dal governo a margine del reddito di cittadinanza e da molti considerato una vera e propria manna dal cielo. Risultato? Le norme e i requisiti incredibilmente stringenti e ferrei stanno rendendo pressoché inutile questa misura anti-povertà. A lanciare l’allarme sulla pensione di cittadinanza era stato lo Spi Cgil nazionale in tempi non sospetti. L’Inps aveva ipotizzato che ad accedere alla pensione di cittadinanza sarebbero state 250 mila famiglie; il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ne aveva annunciate 500 mila: non sarà così, saranno molte meno. I paletti per accedere all’integrazione sono infatti molto più rigidi di quelli propagandati e, sostanzialmente, la platea sarà la stessa che attualmente richiede l’assegno sociale, ovvero non più di 120 mila nuclei familiari a livello nazionale.

“Siamo di fronte a una promessa elettorale – aveva avvertito il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti circa un mese fa – e dopo le elezioni europee arriverà la disillusione. All’inizio del 2018 le persone che avevano un assegno sociale (fino a 458 euro al mese per 13 mensilità) erano 861 mila con un importo medio di 433 euro al mese. In sostanza, la pensione di cittadinanza risulterà nella maggior parte dei casi un’integrazione dell’assegno o della pensione sociale”. Arrivano adesso i primi dati dal Veneto e quelle previsioni sono confermate. Lo spiega Giuseppe di Girolamo, della segreteria Spi Cgil del Veneto con delega alla previdenza: “Come già sapevamo, i beneficiari della pensione di cittadinanza sono anche nella nostra regione in numero limitatissimo. È una misura che non aiuta i nostri anziani, i quali avrebbero bisogno di ben altri provvedimenti. In ogni caso è importante sottolineare che per chi rientra nei requisiti non ci sarà un aumento a 780 euro delle pensioni minime. In realtà, l'importo dell'assegno resterà sempre lo stesso. I pochissimi beneficiari avranno un contributo che integrerà la propria pensione fino a portarla a 780 euro”. Ecco i numeri. Secondo le prime stime effettuate dallo Spi Cgil del Veneto elaborando i dati dell’Inps e quelli provenienti dal sistema servizi della Cgil regionale, attualmente solo poco più di 4 mila pensionati (meno dell’1% dei 407 mila over 67 veneti con assegni inferiori ai 780 euro mensili) hanno richiesto la pensione di cittadinanza, avendone i requisiti. Di questi, un migliaio ha presentato la domanda attraverso il Caaf Cgil del Veneto. I limiti per ottenere la pensione di cittadinanza, insomma, sono così variegati e rigorosi da far bollare il provvedimento con il titolo di un vecchio programma televisivo di intrattenimento: il grande bluff. “Proprio di questo si tratta – conferma Di Girolamo –. Calcolare quanti saranno i beneficiari è un'impresa perché ci sono talmente tanti paletti da rendere quasi impossibile accedere al beneficio. I calcoli risultano davvero difficili, ma dalle nostre proiezioni risulta evidente la sterilità del provvedimento. In ogni caso dai nostri territori i numeri che arrivano sono impietosi”. Per fare un esempio, l'altro giorno in una lega del Veronese su cinque richieste di pensione di cittadinanza solo una è stata presa in considerazione e non è detto che alla fine vada in porto. “La propaganda che funziona così bene in fase preelettorale e subito postelettorale – conclude Di Girolamo – si scioglie come neve al sole quando le politiche annunciate in modo pomposo si rivelano solo fuochi di paglia. Servono misure strutturali concrete che diano davvero respiro alle persone anziane e soprattutto i governi devono smetterla di usare i pensionati come il proprio bancomat, come fatto ripetutamente con le rivalutazioni. Già questo sarebbe un segnale concreto capace di dare dignità e giustizia ai nostri pensionati”.