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 annuncio lanciato dal governo a margine del reddito di cittadinanza e da molti considerato una vera e propria manna dal cielo. Risultato? Le norme e i requisiti incredibilmente stringenti e ferrei stanno rendendo pressoché inutile questa misura anti-povertà. A lanciare l’allarme sulla pensione di cittadinanza era stato lo Spi Cgil nazionale in tempi non sospetti. L’Inps aveva ipotizzato che ad accedere alla pensione di cittadinanza sarebbero state 250 mila famiglie; il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ne aveva annunciate 500 mila: non sarà così, saranno molte meno. I paletti per accedere all’integrazione sono infatti molto più rigidi di quelli propagandati e, sostanzialmente, la platea sarà la stessa che attualmente richiede l’assegno sociale, ovvero non più di 120 mila nuclei familiari a livello nazionale.

Sempre meno nascite: siamo al minimo storico dall’Unità d’Italia. Ma come e quanto ci si sta misurando con questi dati? Come e quanto la politica è pronta a fronteggiarli e ad adottare misure e azioni concrete di inversione di queste tendenze. L’Istat ha fornito un vastissimo quadro della situazione demografica dell’Italia anche in rapporto a quella degli altri Paesi dell’Unione europea. Prima nota dolente: al 1° gennaio di quest’anno la nostra popolazione è stimata in 60 milioni e 391mila residenti (-oltre 90mila rispetto al 2017) di cui oltre 5 milioni sono stranieri. Ma nel 2018 sono state registrate appena 449mila nascite, 9mila in meno dell’anno precedente (la diminuzione è costante e progressiva).

Roma, 15 aprile – “Nonostante il Governo certifichi gli errori fatti sulle stime di crescita e l’eccesso di ottimismo nelle valutazioni di impatto delle misure messe in campo con la legge di bilancio 2019, conferma le scelte fatte e procede con misure economiche piegate al consenso elettorale”. Così la Cgil nel documento illustrato quest’oggi dalla vicesegretaria generale della Cgil Gianna Fracassi alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato in occasione dell’audizione sul Documento di economia e finanza 2019. Per la Confederazione, il ministero dell’Economia “non mette a fuoco tutte le cause della recessione italiana”, sottovalutando “il vero motivo della bassa crescita, ossia la scarsa domanda interna”.

È la fotografia di un mondo sempre più diseguale quella scattata dal RAPPORTO OXFARM 2019 “Public good or private wealth?”, rilasciato nello scorso gennaio in concomitanza con il meeting annuale del World Economic Forum a Davos. 
Tre i punti essenziali dell’analisi: un divario in costante crescita fra ricchi e poveri del mondo, con una ricchezza sempre più concentrata; il rallentamento dei ritmi di riduzione della povertà; una stretta correlazione fra disuguaglianza economica e disuguaglianza di genere.

Lo sciopero studentesco globale dello scorso 15 marzo è stato un evento fondamentale, con oltre un milione e 300 mila partecipanti in tutto il mondo. Altrettanto importante sarà l'appuntamento del mese prossimo, che la Cgil sosterrà con convinzione. Centotrenta Paesi, 1,3 milioni di partecipanti (non solo studenti), 2.238 località in tutto il mondo, questi i numeri secondo le informazioni pubblicate sul sito web di Fridays For Future. Lo sciopero studentesco globale del 15 marzo scorso è stato un evento bellissimo. Un movimento che in pochi mesi, dai primi scioperi per il clima di Greta ad agosto dell’anno scorso, si è diffuso, sta crescendo e si mobilita con determinazione.