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L’enorme diffusione degli smartphone, che peraltro sono diventati strumento di lavoro per un numero sempre maggiore si persone, fa sì che siamo sempre collegati, sempre raggiungibili, e questo elimina la distinzione fra tempo personale e tempo di lavoro. Parlando di riduzione dell’orario, è questo il contesto che oggi si deve considerare, insieme al problema altrettanto importante del salario.

Il successo dei partiti “populisti”, e in particolare della destra radicale, è un fenomeno che ha toccato quasi tutte le democrazie avanzate occidentali. Il dibattito sulle origini di tale fenomeno vede da un lato quanti sostengono l’importanza dei fattori culturali, e dall’altro quanti sottolineano il ruolo dell’ansietà economica. I primi si concentrano in particolare sulla presunta minaccia alla cultura nazionale –percepita dagli elettori– derivante dall’immigrazione, e più in generale su un’opposizone neo-tradizionalista al “pacchetto cosmopolita” che comprende globalizzazione, multiculturalismo, e diritti delle minoranze.

Mentre si dice che la ripresa deve camminare sulle gambe delle donne e sul loro lavoro, in realtà non solo si micragna sulla spesa pubblica per i servizi di cura ma si sfrutta il lavoro “di casa” delle donne. E chi ha bimbi piccoli il lavoro lo perde. Che la popolazione italiana più che declinare crolli (siamo a 55 milioni e grazie solo ai “nuovi italiani”, che sono più di 5 milioni), che in cinque anni sia “sparita” una popolazione corrispondente a una città come Palermo, è notizia che ha fatto scalpore.

Il problema del contrasto all’evasione fiscale italiana è sempre stato politico, non tecnico. Ma l’evoluzione tecnologica consente già oggi il controllo puntuale del comportamento dei singoli contribuenti. Resta il rammarico per il tempo perso. Lo scetticismo sulla possibilità di ridurre in tempi brevi e in modo rilevante l’evasione fiscale in Italia è molto diffuso e radicato. Ma si tratta di un pregiudizio infondato, smentito tra l’altro da alcune esperienze di governo stranamente dimenticate.

E’ appena uscito l’ultimo saggio di Christian Raimo, “Contro l’identità italiana”, 2019 Giulio Einaudi editore. Con l’intenzione di fare il punto su “un’invenzione della tradizione” agita da propaganda e retorica di una destra guidata ormai da un partito come la Lega che, pur partendo dall’antinazionalismo e dal secessionismo, del nazionalismo identitario ha fatto ormai la sua bandiera. Eccone un brano: L’identità è una parola pericolosa, scrive Tony Judt.