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Dopo il dramma delle migliaia di morti nelle residenze per anziani, il sindacato avvia una riflessione sul modello di assistenza e accoglienza delle persone più fragili. E sui limiti di una sanità pubblica territoriale che è stata abbandonata a se stessa. Ecco le analisi e le nuove proposte della Funzione Pubblica Cgil e dello Spi Cgil. Dopo più di tre mesi di notizie di cronaca su quella che è stata definita la “strage silenziosa” nelle Rsa, le residenze sanitarie per gli anziani, il sindacato confederale, quelli di categoria e i sindacati dei pensionati hanno avviato una riflessione su una vera riforma di tutto il sistema dell’assistenza. In discussione non c’è solo la punta dell’iceberg delle notizie di reato commesse nella gestione della pandemia (oggetto di indagini della magistratura). In discussione c’è ormai tutto il modello, che andrebbe prima di tutto studiato per cambiarlo.

Il futuro è “nero” se sei famiglie italiane su dieci nutrono il timore di perdere il posto di lavoro. Se circa la metà è preoccupata per la propria famiglia, e quasi sette italiani su dieci pensano che le prospettive del nostro Paese sono tutt’altro che rosee. Un tale senso di sfiducia non si ricordava da tempo. Come fotografa il rapporto Confcommercio-Censis, la gioia per la fine del lockdown e la ripartenza, seppur tra mille limitazioni, è durata veramente poco e a prevalere ora sono i “cattivi” pensieri, in realtà suffragati da fatti reali, che interessano moltissime famiglie.

 L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sostiene che vada superato, in questo tempo di pandemia, il concetto di “distanziamento sociale” a favore del concetto di “distanziamento fisico”. Il pensiero sotteso è che l’espressione “distanziamento sociale” possa creare equivoci. Quello che va mantenuto, per contrastare il Covid-19, è il “distanziamento fisico”. Il virus può infatti diffondersi tramite goccioline respiratorie, piccole quantità di liquido che potrebbero fuoriuscire quando una persona affetta da questa patologia starnutisce o tossisce. Limitando i contatti con gli altri e mantenendo il distanziamento fisico di almeno un metro, si riducono le probabilità di contrarre il virus e di trasmetterlo a qualcun altro.

Non accontenteranno tutti, ma molti dei provvedimenti varati dal governo sull’onda dell’emergenza – Cura Italia e Decreto Rilancio in testa – contengono interventi che avranno un riflesso profondo sull’organizzazione della nostra vita sociale. Alle misure di sostegno immediato per larghi strati della popolazione colpiti dalla crisi, si aggiungono gli interventi per ridisegnare la sanità territoriale, promuovere le politiche inclusive, la mobilità sostenibile e la ricerca, e per contrastare la povertà educativa e il caporalato, affermando diritti fino a ieri negati.

No al taglio dell'Irap senza distinzioni, serve una riforma fiscale complessiva per reperire le risorse per welfare e politiche industriale che guardino al futuro. Lo afferma Gianna Fracassi, vice segretario generale della Cgil. L’economia, per ripartire, ha bisogno di potenti iniezioni di investimenti pubblici, dalle infrastrutture materiali e immateriali alla sanità e alla scuola solo per fare qualche esempio. Investimenti che si finanziano con le tasse, oltre che con i fondi europei, non sarebbe giusto che chi può, chi ha fatto profitti anche nelle settimane del tutti a casa, paghi