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A due giorni dalla discussione della legge di bilancio confusione totale. Ghiselli (Cgil) a RadioArticolo1: cercheranno un escamotage per risparmiare intervenendo sulla platea ma "facendo finta di non farlo". Poche certezze anche sul futuro dell'Ape social. La riforma delle pensioni, con la cancellazione della riforma Fornero, è – insieme al reddito di cittadinanza – uno dei capitoli chiave del contratto di governo giallo-verde. Tuttavia – a due giorni dall'andata in aula della legge di bilancio – nel dettaglio si sa ancora molto poco e gli emendamenti presentati dal governo e dai relatori alla manovra non prevedono modifiche alla Fornero.

“Effettivamente c'è una grande confusione – commenta Roberto Ghiselli intervenuto su RadioArticolo1 – che in parte dipende dallo scarto tra le promesse fatte in campagna elettorale e ciò che si è poi in condizione di fare. Un aspetto tanto più importante proprio perché si deve interloquire con l'Europa. È probabile che in questi giorni si stia tentando di lavorare sulle platee per ridurre i costi al fine di tagliare il deficit previsto al 2,4 per cento”. Non è facile, viste tutte le promesse lanciate in campagna elettorale. “Sicuramente – osserva il sindacalista – lo faranno facendo finta di non averlo fatto, provando a dare a intendere che quota 100 rimane e gli impegni vengano rispettati. Ad oggi, quello che concretamente si farà non è però dato di saperlo”. In ogni caso, quella di cui parla il governo è non solo una quota 100 che rischia di essere temporanea (si ipotizzano tre anni), ma che, a differenza di quella proposta nella piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil, “non parla alle donne, alle piccole imprese, al Sud, a chi ha lavori discontinui, e deboli, ai giovani e a chi svolge lavori gravosi e usuranti”. Obiezioni, spiega il sindacalista, “che valgono ancor di più se parlassimo solo di quota 41, cioè dei 41 anni di contributi necessari per poter andare in pensione”. Il riferimento è a un’altra ipotesi circolata in questi giorni, e cioè che dopo tre anni di quota 100 temporanea si potrebbe andare in pensione avendo maturato 41 anni di contribuzione a prescindere dall'età anagrafica. Chi invece non raggiungesse i 41 anni di contribuzione, dovrebbe aspettare l'età della pensione di vecchiaia, cioè 67 anni e qualche mese. “Ovviamente siamo d'accordo sul fatto che dopo 41 anni di lavoro si vada in pensione, ma spacciare questo come superamento della Fornero è troppo, è un vero e proprio bluff – chiosa Ghiselli –. Tra l’altro, è già difficile arrivare ai 38 anni di lavoro previsti per arrivare a quota 100, figuriamoci ai 41”. Molta confusione anche sul destino dell'Ape sociale, che va a scadenza, e che, seppur parziale, ha consentito a una serie di categorie di lavoratori più fragili di andare in pensione qualche anno prima con le agevolazioni a carico dello Stato. “Abbiamo mandato una sollecitazione al Parlamento e al governo per intervenire entro il mese di dicembre – ricorda il dirigente della Cgil –, il che si può fare solo nella legge di bilancio, cosa che al momento invece ancora non è accaduta. Non ci sarebbe inoltre alcun problema di copertura finanziaria”. Si possono infatti, grazie a un accordo fatto già lo scorso anno, utilizzare in automatico le risorse non utilizzate nel 2018. Dunque non si capisce il perché di questa ritrosia, “a meno che – attacca Ghiselli – il governo non voglia fare una sorta di cassa occulta sull'Ape e quindi mettere a risparmio quei soldi. Il che sarebbe davvero inopportuno”.