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Si avvicina la fatidica data in cui la Gran Bretagna uscirà dall’Ue: mentre il processo di attuazione resta vago, i britannici chiedono a migliaia di diventare cittadini europei.. Catherine Bremer ha trascorso un anno a Parigi come studentessa Erasmus in  un’università francese, poi ha vissuto e lavorato in Spagna, Belgio e Messico. In seguito, tornata in Francia, ha iniziato la sua nuova vita e ha comprato un appartamento. Infine, a distanza di un anno dal referendum del maggio 2016 sulla Brexit, Catherine Bremer, giovane britannica nata a Southeast London, ha compilato una pila di documenti alta tre centimetri e l’ha spedita per raccomandata alla Prefettura di Parigi. Soltanto allora, dopo mesi piena di collera e il sentimento di penalizzazione – Bremer è una dei  circa 700mila espatriati britannici non autorizzati a votare al referendum – ha provato conforto.

“Volevo mantenere i miei diritti di cittadina dell’Unione europea. Ma anche dichiarare che mi sento europea”, si rallegra Bremer. Un anno e mezzo dopo aver chiesto la cittadinanza francese, una lettera l’ha informata che la sua richiesta è stata accolta. Tra il 2016 e la fine del 2017, secondo informazioni alle quali abbiamo avuto accesso grazie ai ministeri degli interni di 24 paesi e agli istituti di statistica dei singoli stati membri (a eccezione di Bulgaria, Romania e Cipro che non hanno risposto ai nostri molteplici solleciti), ben 22391 britannici filoeuropei – un numero record – ha chiesto e ottenuto il passaporto di un altro stato membro. Proprio come Catherine Bremer. Le cifre mostrano che l’aumento è stato registrato in particolare nei mesi successivi al referendum e che continua in maniera stabile all’avvicinarsi del 29 marzo 2019, giorno del  “divorzio” del Regno Unito dall’Ue. Nel 2016 le autorità dell’Unione hanno rilasciato 6749 passaporti a cittadini britannici, con un aumento del 174 per cento rispetto al 2015, e a 15642 nel 2917, con un aumento del 137 per cento su base annua. Alla ricerca delle proprie radici.  Per ottenere un passaporto alternativo migliaia di britannici stanno cercando le loro radici europee, o si informano a proposito della legislazione nazionale più favorevole. Nel caso della Germania, che nel solo 2017 ha rilasciato 7493 passaporti tedeschi ad altrettanti cittadini del Regno Unito, 6004 britannici hanno ricevuto la cittadinanza dopo aver trascorso in quel paese 8 anni da residenti, mentre – secondo l’Ufficio federale di statistica della Germania (Destatis), 614 l’hanno ottenuta grazie all’Articolo 116 della Costituzione tedesca (Grundgesetz). A causa dell’emigrazione forzata provocata dal regime nazista in Europa orientale, l’Articolo 116 consente a chi è stato privato della cittadinanza tedesca per “motivi politici, di razza o di religione” di riottenerla. Questo ha permesso a molti britannici di discendenza ebreo-tedesca di ottenere il passaporto.   In più i cittadini britannici hanno possono stare tranquilli: la Germania applica il principio di reciprocità e accetta la doppia cittadinanza da paesi che fanno altrettanto, come nel caso del Regno Unito, spiega Rainer Hofmann, professore di Legge all’Università Goethe di Francoforte. “La cittadinanza tedesca si può perdere solo in casi assai ristretti, per esempio acquisendo un’altra cittadinanza senza la preliminare approvazione delle autorità tedesche. La Brexit è irrilevante, in quanto avverrà dopo l’acquisizione della cittadinanza tedesca” afferma Hofmann. Non è ancora chiaro, tuttavia, se dopo la Brexit i cittadini britannici potranno mantenere il loro diritto alla libertà di circolazione. Il temuto divorzio, in ogni caso, non ha fermato i britannici desiderosi di ottenere il passaporto della Repubblica d’Irlanda, le cui leggi sulla naturalizzazione sono particolarmente favorevoli nei confronti di persone che hanno nonni o genitori nati in Irlanda del Nord (territorio del Regno Unito). L’Irlanda fa il pieno di nuovi cittadini Secondo il Dipartimento della Giustizia della Repubblica d’Irlanda, nel 2016 erano stati 98, nel 2017 sono diventati 529 e nel 2018 687. Nel 2018 la situazione ha spinto il governo irlandese ad aumentare il personale dei suoi uffici per il rilascio dei passaporti per gestire il numero in forte aumento di chi ne fa richiesta (passato a 2564 tra il 2015 al 2018, secondo dati parziali delle autorità irlandesi). Arrabbiati per la Brexit, alcuni britannici hanno anche iniziato a manifestare interesse per un piccolo paese poco popolato, la Lettonia, che di recente ha reso più flessibili le sue leggi sulla concessione della cittadinanza. Tra il 2015 e il 2018 sono diventati cittadini lettoni 1182 britannici (la maggior parte dei paesi ha dichiarato che i dati relativi al 2018 non erano ancora disponibili). L’altra faccia della medaglia è quella di aumenti più moderati in due dei più importanti paesi dell’Europa meridionale, Italia e Spagna, con un numero relativamente grande di cittadini britannici che già vi risiedono in permanenza. Dal 2015 al 2017 soltanto 323 cittadini del Regno Unito hanno ottenuto la cittadinanza italiana, e ancora meno – appena 132 – hanno avuto un passaporto spagnolo. Nel caso dell’Italia, le questioni principali sono legate alla burocrazia e a un iter lungo e spossante che include un numero infinito di documenti da presentare e di convocazioni presso le prefetture, dichiarano i britannici che hanno chiesto il passaporto italiano. Inoltre, il governo M5S/Lega, ostile all'immigrazione, ha  inasprito i requisiti necessari per ottenere il passaporto italiano anche per i cittadini dell’Ue. “Se siete cittadini britannici, adesso occorrono almeno 4 anni all’amministrazione pubblica per prendere in esame la richiesta di cittadinanza per i residenti. Prima, l’attesa era di due anni” dice Jessica Zama, avvocatessa che lavora a Roma e aiuta i cittadini del Regno Unito a preparare i documenti. "Nessuna delle richieste che abbiamo presentato l’anno scorso ha ottenuto risposta. Oltretutto, è impossibile avere un appuntamento dal consolato italiano di Londra se ci si appiglia al fatto che si hanno antenati italiani: non rispondono nemmeno” aggiunge Zama. “Ho chiesto la cittadinanza italiana subito dopo il referendum, perché ho sposato un’italiana e ho figli italiani. Quindi mi è bastato un solo anno di attesa” spiega Crispian Balmer, giornalista britannico che vive a Roma. “Molti altri,non sono stati altrettanto fortunati. Penso che molti siano in fase di diniego, credono che ci sarà un secondo referendum (sullo status quo o su un accordo che si deve ancora trovare, o su un’uscita dall’Ue senza nessun tipo di accordo), ma è improbabile che succeda” aggiunge Balmer. “Una delle mie nonne era di Napoli e un nonno di Belfast. Alla fine, ho scelto di chiedere la nazionalità irlandese, perché per ottenerla mi sono bastate poche settimane, mentre per quella italiana avrei dovuto aspettare più di tre anni”, spiega un’altra giovane britannica. Analogo è il caso della Spagna, dove non soltanto i cittadini britannici devono aspettare circa 4 anni per ottenere la nazionalità spagnola, ma in più per diventare cittadini spagnoli a tutti gli effetti devono rinunciare al loro passaporto”, dice Camilla Hillier-Fry, vicepresidente di  Euro Citizens, un’associazione che si batte per i diritti degli espatriati. “La legge spagnola ammette la doppia nazionalità soltanto per chi ha un rapporto particolare con la Spagna, per esempio alcuni paesi dell’America Latina, il Portogallo, le Filippine e gruppi specifici di persone come gli ebrei sefarditi”, riferisce Hillier-Fry. "Faccio notare che i cittadini spagnoli che vivono in Gran Bretagna non devono rinunciare alla loro nazionalità se vogliono richiedere quella britannica, perché le leggi del Regno Unito non lo esigono. Sarebbe giusto porre rimedio a questo squilibrio”, aggiunge. A ogni modo, la Spagna non è l’unico paese dove è complicato per i cittadini del Regno Unito ottenere il passaporto. Altri paesi che non ammettono la doppia cittadinanza – o la consentono soltanto in via eccezionale – hanno ricevuto un numero inferiore di richieste di naturalizzazione da parte di cittadini del Regno Unito. È questo il caso di paesi come Estonia e Lituania, entrambe al gradino più basso della scala, con zero acquisizioni.