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I sindacati nel capoluogo emiliano per la festa dei lavoratori. Landini: "Avanti insieme con le nostre richieste. Bisogna rinnovare i contratti e garantire i diritti, serve un piano straordinario di investimenti. Il fascismo non è un'idea, ma un crimine". “Tutti i lavoratori devono avere gli stessi diritti e le stesse tutele, a prescindere dal contratto che hanno. Basta competizione, basta mettere gli uni contro gli altri. I contratti nazionali sono la strada maestra”. Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, dal palco di Bologna in occasione della manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil per il Primo Maggio. Nella città si è svolto il corteo delle confederazioni, che è partito alle 10 da piazza XX Settembre e ha attraversato le vie del centro, per poi arrivare in piazza Maggiore.

Nel pomeriggio il concertone di piazza San Giovanni a Roma.  “Nella nostra storia per un periodo la festa dei lavoratori fu abolita – ha ricordato Landini nel suo discorso -: accadde quando il fascismo andò al potere, insieme allo scioglimento dei sindacati. Per liberarsi dai fascisti c'è voluta la Resistenza e il 25 aprile. Il fascismo non è un'idea ma un crimine, ricordiamolo sempre: ha portato le leggi razziali, la guerra, il taglio dei diritti”. Quindi il segretario si è rivolto direttamente a Salvini: “Se vuole rispettare la Costituzione su cui ha giurato non deve chiudere i porti, ma le sedi di Casapound e le associazioni che fanno apologia del fascismo”.. Poi il tema della sicurezza. “La sicurezza che vogliamo non significa avere armi in casa, ma è la sicurezza di non morire sul lavoro, di avere diritti e non essere precari. Vogliamo la sicurezza che lo Stato combatta l'evasione ed elusione fiscale, che lotti contro la mafia tutto l'anno”. La manifestazione del Primo Maggio è intitolata “La nostra Europa”: “Noi non solo siamo per l'Europa, ma vogliamo essere pienamente cittadini e lavoratori europei, non vogliamo tornare a piccole patrie e Stati chiusi. L'Europa così com'è oggi non ci piace, naturalmente, vogliamo cambiarla nel profondo, ma all'insegna dei diritti, dello Stato sociale e di un compromesso avanzato per il progresso. Al centro non bisogna mettere la finanza e il mercato, bensì le persone che lavorano, gli uomini e le donne”. Rimettere al centro il lavoro è anche la priorità per far ripartire il Paese. “C'è un punto decisivo che chiede anche un avanzamento culturale – ha detto Landini -: ricordiamoci che ci sono uomini e donne, riconosciamo le differenze tra loro, e la parità di genere diventi un elemento costitutivo della nostra azione. Oggi ci sono ancora troppe divergenze salariali e sui diritti”. Il “buon lavoro” significa anche guardare all'ambiente: “Non possiamo continuare con il sistema produttivo attuale, se questo modello non lo cambiamo non daremo alcun futuro a chi viene dopo. Serve anche l'impegno delle imprese: devono riconoscere che, prima di organizzarsi, è essenziale ascoltare i lavoratori e il loro pensiero”. Landini è tornato a criticare il governo. Che cambiamento vogliono fare?, si è chiesto. “Come stanno insieme il salario minimo e la flat tax? Sulla proposta di salario minimo, ci sono già i contratti nazionali e il problema non è solo la paga oraria. I contratti danno diritto a malattia, infortuni, Tfr, tutele per il lavoro festivo e così via. Il governo, se vuole fare una cosa seria, assuma gli accordi interconfederali che abbiamo firmato tra sindacati e cancelli i contratti pirata”. La flat tax è incostituzionale, secondo Landini: “La 'tassa piatta' mette in discussione il principio della nostra Costituzione che prevede la tassazione progressiva. Lo diciamo con chiarezza: non lo accetteremo. Occorre piuttosto trovare le risorse per fare scuole, ospedali che stanno cadendo, manutenzione del territorio: questa si chiama politica industriale, attenzione al Sud, centralità dell'istruzione”. Quindi il passaggio sui contratti. “Ci sono alcuni contratti nazionali che vanno rinnovati subito. Pensiamo alla sanità privata, i lavoratori aspettano il rinnovo da 12 anni. Ma i settori coinvolti sono tanti. Il governo deve prendersi un impegno: investire sul lavoro pubblico, come un diritto e non come un contentino”. Poi, riferendosi all'orario: “La novità è riconoscere ad ognuno di noi il diritto a aggiornarsi nell'arco di tutta la vita lavorativa. La nostra rivendicazione è precisa: bisogna essere pagati mentre si studia dentro l'orario di lavoro”. Se si vogliono cambiare le cose, insomma, “non serve certo un +0,1% nei dati sull'occupazione, ma bisogna fare un piano straordinario sugli investimenti e puntare sui giovani, per non costringerli ad abbandonare l'Italia”. Maurizio Landini ha concluso parlando dell'unità sindacale. “Abbiamo in corso una grande mobilitazione con tanti appuntamenti, non è un'unità passeggera per il Primo Maggio. Le piazze piene che troviamo in tutta Italia lanciano un messaggio: le persone hanno bisogno di non sentirsi sole. Noi non ci fermiamo: andiamo avanti finché non otteniamo ciò che stiamo chiedendo, faremo cambiare idea a questo governo”. C'è tra la gente “una domanda di partecipazione, una richiesta di cambiamento vero senza campagne elettorali. La nostra battaglia continua. Apriamo una discussione sull'unità sindacale che vada oltre l'azione comune: il vero modo di stare insieme è mescolarsi tra noi, scambiare conoscere ed esperienze. L'unità vera è quella delle persone dentro i luoghi di lavoro”. Dei provvedimenti messi in campo dal governo, in particolare reddito di cittadinanza e Quota 100, ha parlato nel suo intervento Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil: “Noi non siamo contro, vorremmo correggerne gli errori”, ha spiegato il leader della Uil, secondo cui occorre “separare la previdenza dall'assistenza in questo Paese”. Attualmente reddito di cittadinanza e quota 100 “non funzionano”. “Ci sono – a suo avviso - una serie di paletti. Alcune persone arrivano a prendere 150 euro”. Barbagallo ha anche commentato gli ultimi dati sul Pil diffusi da Istat: “Non tranquillizzano, è un prefisso per Milano”, ha detto. “L'unico settore che va bene sono le esportazioni, invece i consumi interni languono perché i lavoratori e i pensionati non hanno potere d'acquisto necessario per ciò che produciamo per noi stessi, quindi cominciamo a ridare potere d'acquisto ai lavoratori e ai pensionati”. Questo “si può fare soltanto in due modi: con i contratti, e il governo dovrebbe aprire subito la contrattazione sul pubblico impiego , e - ha concluso Barbagallo - con la riduzione delle tasse. Riducono le tasse a chi le evade e non riducono il cuneo fiscale, che sostiene anche Confindustria, per ripartire da lavoratori e pensionati”. Di un “Paese bloccato” ha parlato anche Anna Maria Furlan, segretaria generale della Cisl. “La cosa vera è questa e noi dobbiamo sbloccarlo, cambiando la linea economica che ha caratterizzato prima la finanziaria e poi il Def”. Secondo la leader della Cisl occorrono "investimenti e sblocco delle infrastrutture. Ci sono tanti miliardi, un mare di soldi già stanziati da sbloccare per creare finalmente 400 mila posti di lavoro immediati”. Furlan ha ribadito che il paese “non è fuori dalla crisi”, quindi il governo deve “iniziare a interloquire seriamente con le parti sociali” che “sono la vita di questo Paese, perché rappresentano il lavoro”. Le ragioni che hanno portato Cgil, Cisl e Uil in piazza il 9 febbraio – ha detto - sono ancora lì, immodificate: “Eravamo preoccupati per le sorti dell'Italia e oggi lo siamo anche di più perché se un cambiamento c'è stato non è stato certo in meglio. Il tempo passa e la barca mantiene la stessa rotta, gli scogli si avvicinano, la preoccupazione aumenta”.