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L’appuntamento è per il 1° giugno in Piazza San Giovanni. I pensionati di tutta Italia arriveranno nella Capitale per manifestare contro le politiche del governo. Nessuna risposta infatti finora è stata data sul fronte delle pensioni, delle tasse, della sanità, della non autosufficienza. Anzi! Si è fatto nuovamente cassa sui pensionati, tra i più poveri di tutta Europa, denunciano i sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil. Sono loro, infatti, i promotori della manifestazione. “Lo avevamo denunciato da tempo e ora abbiamo la certezza. Dopo averli definiti avari il governo beffa ancora 5,5 milioni di pensionati riprendendosi i soldi che hanno avuto in più di rivalutazione nei mesi di gennaio, febbraio e marzo per un totale di 100 milioni di euro.

Ovviamente il tutto avverrà subito dopo le elezioni europee. Fanno come e peggio degli altri. Alla faccia del cambiamento”. Lo dichiara il Segretario generale dello Spi-Cgil Ivan Pedretti commentando le disposizioni fornite dall’Inps in merito al conguaglio sulla rivalutazione delle pensioni. Il 1° giugno i pensionati saranno in migliaia in piazza anche per denunciare questo ennesimo danno nei loro confronti. Ma vediamo cosa chiedono precisamente i sindacati. Sul fronte pensioni viene denunciato il fatto che questo governo abbia tagliato la rivalutazione riducendo così ancora una volta il potere d’acquisto dei pensionati. Bisogna invece ricostituire il montante contributivo come base di calcolo per chi ha subito il blocco della rivalutazione. I sindacati chiedono inoltre l’ampliamento dei beneficiari della quattordicesima e, infine, la separazione della previdenza dall’assistenza, perché non si faccia cassa sui contributi dei pensionati anche per spese che con le pensioni non ci entrano nulla. C’è poi il fronte della non autosufficienza. Il numero delle persone che hanno bisogno di cure e di assistenza cresce anno dopo anno. Milioni di famiglie vivono situazioni di grande difficoltà. Siamo insomma di fronte a una vera e propria emergenza nazionale e servono più risorse, denunciano Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil. I sindacati chiedono anche di definire livelli essenziali di assistenza uniformi su tutto il territorio nazionale. Ma i sindacati scendono in piazza anche per un altra ragione: per chiedere che si possa invecchiare in salute e con adeguate tutele. Gli anziani di oggi e di domani sono una risorsa e non un peso. E quel che è certo, è che in Italia ci sarà un numero sempre più consistente di anziani. Secondo i promotori della mobilitazione, non si può girare la testa dall’altra parte ma bisogna guardare in faccia al fenomeno, affrontandolo in modo serio. C’è poi il diritto a curarsi. Un diritto che i sindacati intendono difendere con forza. In questi anni un numero sempre crescente di persone ha rinunciato a curarsi. Per questo è necessario finanziare adeguatamente il Servizio sanitario nazionale, superare le liste d’attesa e abolire i ticket. I livelli essenziali di assistenza sanitaria devono essere garantiti in tutto il paese, in modo omogeneo. Gli ospedali devono funzionare bene ovunque, da Nord a Sud, passando per il centro. Da questo punto di vista, i sindacati sottolineano come sia importante investire nella medicina del territorio e nelle cure intermedie, come pure nella domiciliarità: perché solo intervenendo a monte, e facendo sempre più prevenzione, si può ritardare il momento di un possibile ricovero ospedaliero e quindi ridurre i costi per il Sistema sanitario nel suo insieme. Infine, riduzione delle tasse. I pensionati italiani pagano le tasse più alte d’Europa. I sindacati invece chiedono che le risorse recuperate dalla lotta all’evasione e all’elusione vengano destinate alla riduzione della pressione fiscale sui pensionati e sui lavoratori.