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Quanto costerà ai pensionati il taglio della rivalutazione delle pensioni decisa dal governo giallo-verde? Cifre irrisorie, secondo il presidente del Consiglio, che dà degli “avari” ai pensionati scesi in piazza per protestare contro l’ingiusta decurtazione. E che manifesteranno di nuovo tra pochi giorni a Roma in piazza San Giovanni.

Da una delle lettere giunte in redazione a LiberEtà nei mesi scorsi, è nata una triangolazione di domande e risposte che ha coinvolto un nostro lettore, Elio Caddoppi dell’Emilia Romagna, la vicepresidente della Camera, la grillina Maria Edera Spadoni, e il dipartimento previdenza dello Spi.. Il nostro lettore voleva avere lumi sulla rivalutazione varata dall’attuale governo, e poi avuta la risposta del nostro esperto, Giuliano Ferranti del dipartimento previdenza dello Spi, ha pensato di girarla all’onorevole Maria Edera Spadoni. La risposta che ha ottenuto dalla parlamentare 5 Stelle che è anche vicepresidente della Camera, è stata la seguente: «Una delle bufale più odiose che stanno diffondendo in queste settimane opposizioni e giornali – gli scrive la deputata – riguarda i pensionati, che subirebbero nel 2019 decurtazioni ai loro assegni mensili. Naturalmente è il contrario. Con la manovra di fine 2018 siamo intervenuti noi, aumentando la percentuale di rivalutazione. A diminuire sono solo le pensioni oltre nove volte il trattamento minimo (oltre 4.569,28 euro lordi), cioè pensioni d’oro alle quali abbiamo chiesto un contributo anche per aumentare quelle più basse. Con le misure contenute nella nostra prima manovra abbiamo messo miliardi nelle tasche dei pensionati». Ma davvero i pensionati si troveranno in tasca tutti questi soldi?. Abbiamo girato questa strabiliante risposta al nostro esperto che ha ribattuto: «L’attuale governo – scrive Giuliano Ferranti – ha rimodulato il meccanismo della rivalutazione delle pensioni per il triennio 2019/2021 con la legge di bilancio pubblicata il 31 dicembre 2018. Ma siccome a quella data l’Inps aveva già provveduto a rivalutare gli importi, a gennaio, febbraio e marzo 2019 i pensionati hanno riscosso la pensione in base al meccanismo di rivalutazione applicato prima della rimodulazione. Che è quello scaturito dall’accordo tra sindacati dei pensionati e governo Gentiloni del 26 settembre 2017. E così, non avendo fatto a tempo a recepire la nuova normativa che è stata approvata dal Parlamento a fine dicembre 2018, l’ha applicata a partire dalla rata di aprile. Questo ha comportato il ricalcolo a ribasso di tutte le pensioni superiori a 1.522 euro lordi». E non è finita qui, perché le somme che l’Inps ha pagato in più nei primi tre mesi dell’anno, saranno recuperate con la rata di giugno, dopo le elezioni europee. «Questa rimodulazione – spiega sempre Ferranti – ammonta a 3,65 miliardi di euro nel triennio 2019/2021. Mentre il taglio delle pensioni cosiddette d’oro di cui parla l’onorevole ammonta a 430 milioni». Il che è tutto dire sull’equità della manovra del cosiddetto governo del cambiamento! Ogni pensionato con una pensione superiore a 1.522 euro lordi può verificare da sé l’importo della sua pensione andando nel sito dell’Inps, aprire il proprio cassetto previdenziale col Pin che dà l’istituto e leggere tutti i propri cedolini del 2019. Come ha fatto ad esempio un altro nostro abbonato, che ci scrive: «La mia pensione lorda è di 1.694 euro e ad aprile ho trovato sette euro in meno. Alla fine dell’anno saranno settanta euro. Per qualcuno forse, si tratta di spiccioli, ma per chi quella pensione ci deve campare, anche con moglie a carico, settanta euro sono due bollette del telefono!».. Questa è la realtà, cara vicepresidente della Camera. Come fa a dire le cose che va dicendo a destra e a manca? Da chi ci governa vogliamo sempre la verità, di qualunque colore siano. E la verità è che cinque milioni di pensionati sono stati usati come un bancomat per finanziare la campagna elettorale dei partiti al governo. Di questo chi ha porteranno per sempre la responsabilità.