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Al governo mandano a dire: «Dateci retta: abbiamo sedici milioni di buoni motivi». Spi, Fnp e Uilp chiedono un tavolo al governo dove rinegoziare la rivalutazione delle pensioni, riformare seriamente la Fornero, rifinanziare la sanità, fare una legge per la non autosufficienza, ridurre le tasse su pensioni e lavoro. I pensionati sono arrabbiatissimi. «Dateci retta altrimenti scateniamo l’inferno», portano scritto sui cartelli molti manifestanti in piazza San Giovanni a Roma.

E appena dal palco montato proprio sotto la cattedrale di Roma e del mondo intero, Ivan Pedretti comincia a parlare, si capisce subito di cosa è capace il sindacato quando è unito come oggi. «Siamo qui in questa bellissima piazza in tanti – ha detto il segretario generale dello Spi Ivan Pedretti – ma se non ci saranno risposte domani saremo ancora di più. Continueremo a mobilitarci, in tutte le città, nei comuni e nei quartieri. E se sarà necessario chiederemo a Cgil, Cisl e Uil di bloccare il paese utilizzando quel vecchio arnese del ‘900 che si chiama sciopero generale». Maurizio Landini, che era sul palco e che è stato accanto a Pedretti per tutta la durata del suo discorso, applaude convinto. Segno che questa volta i pensionati hanno dalla loro tutto il movimento dei lavoratori. Del resto il segretario generale della Cgil nell’intervista che gli abbiamo fatto su LiberEtà nel numero di giugno ha detto che «quella dei pensionati è una battaglia di tutto il movimento sindacale». Ed è questo tratto solidaristico tra mondo del lavoro, giovani, pensionati, donne che Pedretti ha voluto rimarcare in un passo del suo intervento. «Milioni di persone in questi mesi sono scesi in piazza per difendere i diritti fondamentali delle persone. L’hanno fatto invadendo molte città. Hanno manifestato per avere un lavoro sicuro, meno precario, meglio pagato. Per difendere il diritto delle donne alla libera scelta sulla maternità, contro la continua violenza e il perpetrarsi degli abusi e delle molestie, il diritto dei giovani di vivere in un paese meno inquinato. E saranno con i meccanici che scenderanno in sciopero e con tutto il popolo del Sud in occasione della grande manifestazione di Cgil, Cisl e Uil a Reggio Calabria». I pensionati quindi non sono soli, e non lo saranno mai finché ci sarà un sindacato forte e unitario, ha ribadito Pedretti, raccogliendo gli applausi convinti della piazza. «Siamo davvero tanti come non succedeva da tanti anni» mi dice un pensionato venuto dalla Sicilia. Almeno centomila secondo gli organizzatori di Spi, Fnp e Uilp. Bisogna ritornare a quindici anni fa per rivedere una piazza San Giovanni così piena di “pantere grigie”, come venivano chiamati i pensionati negli anni delle grandi proteste sociali. «Dateci retta: abbiamo 16 milioni buoni motivi» è lo slogan della manifestazione. Il destinatario del messaggio ovviamente è il governo di Lega e 5 Stelle in continua lite tra di loro. «Dateci retta, cambiate politica perché così ci portate a sbattere – ha detto il segretario generale dello Spi –. A voi del governo chiediamo dove sia andato a finire il contratto di milioni di pensionati con lo Stato. In quel contratto non c’era scritto di tagliare la rivalutazione delle pensioni. Voi quel contratto lo avete stracciato. Non siamo noi gli avari ma siete voi che state dilapidando risorse che non sono vostre, senza nemmeno domandare. Volete una guerra tra poveri perché quei soldi non li avete presi dai ricchi, dagli evasori e dagli imbroglioni. Invece di agitare il simulacro della “flat tax” riducete l’insopportabile pressione fiscale sui redditi da pensione. I pensionati italiani sono quelli che pagano più tasse in Europa». Sui tagli alle pensioni è stato esplicito Gigi Bonfanti segretario della Fnp Cisl. «Il governo ci tratta come un bancomat – ha detto –. I tagli degli assegni operati in poco meno di dieci anni e che hanno portato ad una perdita pro capite fino a 20mila euro. Tagli non irrilevanti e reiterati nel tempo a cui si aggiungono quelli decisi dal governo in carica, che attraverso il nuovo meccanismo di rivalutazione in vigore da aprile sottrarrà a chi è in pensione 3,5 miliardi di euro nei prossimi tre anni». Ma la ragione perché sono venuti fin qui in tanti non riguarda solo le pensioni. «La sanità, il diritto alle cure e la legge sulla non autosufficienza – ha detto Carmelo Barbagallo segretario generale della Uil – sono vere emergenze nazionali che il governo e la politica non stanno affrontando. Il Sistema Sanitario nazionale deve essere davvero universale e non a disposizione solo di chi può permetterselo, e una legge sulla non autosufficienza è necessaria a sostenere milioni di persone in condizioni di fragilità e le loro famiglie». A molti del governo saranno fischiate le orecchie a sentire queste parole, anche perché non c’era nessuno di loro a guardare in faccia le migliaia di persone che sono venute da ogni parte d’Italia sobbarcandosi tanta fatica per partire con i pullman all’una di notte ed essere a Roma alle nove del mattino. Dei politici di primo piano solo Nicola Zingaretti è venuto a portare la sua solidarietà a una piazza come sempre carica di passione politica e sentimenti di solidarietà. Gli anni sulle spalle i tanti che erano qui ce li hanno, ma hanno pure tanta voglia di dire la loro, alzando la voce se serve. E non si sono mai risparmiati, né quando si trattava di lavorare, né quando si trattava di lottare, e non solo per i loro diritti, ma per questo nostro paese, per la democrazia, per i valori umani ai quali non vogliono rinunciare né ora né mai. Queste pensionate e questi pensionati oggi hanno fatto sentire la loro voce. E continueranno a farlo se non verranno ascoltati.