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Metodo e merito. Nel rispetto dei ruoli, il nuovo governo è chiamato a confrontarsi con il sindacato per individuare le migliori soluzioni per dare risposte al mondo del lavoro che chiede investimenti, lotta all’evasione e stop alle nuove povert. Parola al Parlamento. Tra oggi e domani deputati e senatori ascolteranno e valuteranno il discorso del presidente del consiglio Conte. Poi si voterà e partirà (salvo sorprese) un nuovo esecutivo e soprattutto un nuovo programma. Giusto un mese dopo l'improvvido annuncio del capitano leghista che ha buttato via sia il bambino (frutto di un contratto e non certo della passione) che l'acqua sporca che stava avvelenando ogni campo della convivenza civile.

Senza Salvini, tutto parole e atti violenti, tanta propaganda e promesse impossibili da mantenere, è già una bella partenza. Due elementi sono qui però da richiamare. Una democrazia parlamentare che ha voluto riaffermare la propria centralità sorretta dall'opera certosina del Presidente Mattarella, e uno scenario politico tanto inedito quanto legato al programma da realizzare. Sembrano principi finiti nel cassetti dell'antipolitica e delle "sgrammiticature istituzionali" cui ci stavamo abituando senza colpo ferire. I fondamentali della democrazia, come si sarebbe detto una volta, assumono nuovo rilievo proprio quando la situazione si fa più confusa e critica. Niente Italexit, niente No euro, niente pieni poteri: insomma, c'è di che rallegrarsi ma anche molto da ricostruire dopo il fallimento della passata esperienza gialloverde. Ma l'economia, come la politica, ha le sue regole. E i danni delle ricette rigoriste e della finanziarizzazione dell'economia sono sotto gli occhi di tutti. Recessione, stagnazione, guerra dei dazi non vanno in pensione dall'oggi al domani, specie se latita il coraggio di vere politiche sovranazionali di innovazione ed investimenti senza le quali crescita e sviluppo restano nel novero dei sogni o delle belle speranze. E se l'Europa rimane l'orizzonte dentro il quale operare scelte non più rinviabili: dal superamento del fiscal compact agli eurobond, al nuovo quantitative easing della Bce post Draghi, anche il Conte due non può esimersi, oggi, alla vigilia della sua prima manovra e della prossima Legge di bilancio, dal confronto con il sindacato sulle strade da intraprendere. La piattaforma elaborata unitariamente da Cgil, Cisl e Uil offre un orizzonte di confronto assai puntuale. I tavoli e gli incontri che hanno preceduto l'estate hanno aperto un dialogo senza però dare ancora risposte positive alle proposte avanzate dal mondo del lavoro e sostenute dalle ampie mobilitazioni che hanno segnato la recente azione sindacale. Nell'agenda del nuovo governo si fissi quanto prima una convocazione per l'apertura di un confronto vero sui problemi e sulle scelte economiche che dovrà segnare “una piena discontinuità non solo per quanto riguarda le scelte di merito, ma anche sul metodo”, come non hanno mancato di sottolineare le tre confederazioni dopo aver riunito le segreterie unitarie la scorsa settimana. Cgil, Cisl e Uil hanno le carte in regola per rivendicare un dialogo - nel rispetto dei rispettivi ruoli - sulla politica economica. Ci sono molte questioni da affrontare (e che non possono attendere ancora) e sulle quali il sindacato è sollecitato a conseguire risultati concreti anche nel rapporto con iscritti e lavoratori. Si intrecciano piani di lungo periodo con richieste immediate entrambe riassumibili in un capitolo generale che richiama un piano straordinario per gli investimenti, un tema decisivo che riguarda sia l'Italia che l'Unione europea. Stando a livello nazionale si tratta di partire da un'equa riforma fiscale fondata sulla lotta all'evasione e sulla riduzione delle tasse per i lavoratori dipendenti e pensionati, da una politica industriale rispettosa dell'ambiente, dall'urgente soluzione delle tante vertenze aperte al Mise, dalla sicurezza sui luoghi di lavoro, dalle politiche attive del lavoro e degli ammortizzatori sociali. Da affrontare anche la revisione dello sblocca cantieri per l'avvio dei lavori per le infrastrutture e la messa in sicurezza dei territori, come le questioni dell'immigrazione e le nuove politiche di sviluppo per il Mezzogiorno sui cui il sindacato ha sviluppato importanti riflessioni e avanzato puntuali soluzioni. Altri terreni sui cui il nuovo governo è chiamato a dare risposte chiare e in tempi brevi riguardano i temi delle pensioni, dei rinnovi contrattuali dei lavoratori pubblici e privati, con la valorizzazione della contrattazione collettiva, così come rimane urgente procedere a nuove assunzioni in tutta la pubblica amministrazione, a cominciare dall'istruzione, dalla sanità e degli enti locali. Da mercoledì ogni giorno è buono. Partire con il piede giusto si può, l'importante - per lavoro e sindacato - è fare presto e bene.