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La Consulta si è rivolta alla Corte di Giustizia europea al fine di stabilire se gli stranieri senza il permesso di soggiorno di lungo periodo abbiano diritto all'assegno di natalità e di maternità. Da anni l'Inca Cgil si batte nei tribunali e ottiene verdetti positivi.  L’Inca, il patronato della Cgil, ha commentato la recente disposizione assunta dalla Corte Costituzionale che, esaminando le questioni sollevate dalla Cassazione sulla disciplina per la possibilità di richiedere gli assegni di natalità e di maternità, ha deciso di riunire e di sospendere i giudizi in corso e rivolgersi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Il motivo della decisione è quello di stabilire la compatibilità, rispetto al diritto comunitario,

della norma che limita il riconoscimento delle prestazioni di welfare ai soli possessori di un permesso di lungo periodo, escludendo le persone extracomunitarie regolarmente presenti nel nostro Paese con titoli di durata più breve. “La decisione della Consulta di rivolgersi alla Corte di Giustizia Ue per stabilire se gli extracomunitari senza il permesso di soggiorno di lungo periodo abbiano diritto all’assegno di natalità e di maternità, rimanda a terzi ciò che, pensiamo, è già definito nella Carta Costituzionale. Nell'udienza – si legge in una nota dell’Inca nazionale - i nostri legali hanno sostenuto e messo in evidenza quanto queste norme siano in contrasto con l’articolo 3 e l’articolo 31 della Costituzione. Questioni già sollevate in precedenza dalla Cassazione e frutto di una ampia serie di giudizi espressi, su nostra iniziativa, dai Tribunali sul territorio. Ci auguriamo che questo ulteriore ancorché necessario rinvio possa essere breve ed esaustivo – conclude il patronato della Cgil - e che consenta di giungere ad una decisione positiva per le famiglie che oggi subiscono un trattamento discriminatorio, non potendo accedere alle prestazioni genitoriali riconosciute solamente a chi è titolare di permesso di lungo soggiornanti”. L’Inca da anni si batte nelle sedi giudiziarie per mettere fine a quelle che considera discriminazioni ai danni di cittadini stranieri regolarmente presenti in Italia, e da anni ottiene importanti verdetti positivi. L’ultimo risale al 2 luglio scorso ed è stato emesso dal Tribunale ordinario di Viterbo, che ha accolto un ricorso patrocinato dai legali del patronato e della Cgil, stabilendo il conseguente riconoscimento del diritto di un cittadino extracomunitario, titolare di un permesso semplice, ad ottenere dal Comune l’assegno previsto per i nuclei familiari numerosi, ponendo così fine alla condotta discriminatoria.