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Autobus, tram, metropolitane e treni locali affollati oltre ogni ragionevole criterio di sicurezza: sta diventando uno dei problemi più gravi della crisi che stiamo vivendo. Come uscirne? Quello che si è fatto finora: potenziare il numero dei mezzi per quanto è possibile (spesso non lo è affatto), stabilire tetti all’utilizzo, il 50 o l’80 per cento della capienza, e, soprattutto, cercare (per ora invano) il modo di farli rispettare davvero non basta. Manovrare sugli orari dei luoghi di lavoro per evitare il disastro delle ore di punta, incentivare i mezzi alternativi ecologici come bici, monopattini, veicoli e motorini elettrici e via elencando: sono tutte cose che servono e debbono essere fatte, ma anch’esse non bastano. Se ne è discusso ieri in una riunione

convocata dalla ministra Paolo De Micheli con l’associazione delle aziende di trasporto pubbliche, le Regioni e l’Anci, nella quale è stata respinta l’idea dei presidenti di Veneto e Liguria di ripristinare la didattica a distanza per gli studenti degli ultimi anni delle superiori, ma non pare che siano venute proposte risolutive. Eppure c’è qualcosa che potrebbe essere fatto subito: aumentare il numero dei mezzi adibiti al trasporto aggiungendone altri a quelli attualmente a disposizione delle aziende. Come? Chi non è troppo giovane, forse ricorderà che molti anni fa quando nelle grandi città c’erano scioperi dei mezzi pubblici circolavano pullman, camion e camionette dell’esercito che assicuravano un minimo di servizio. Perché non adottare oggi le stesse misure? Stavolta non si tratterebbe di sostituire un servizio, cosa che all’epoca non piaceva affatto, e giustamente, ai sindacati, ma di aggiungerlo rispondendo a una necessità pubblica di cui tutti riconoscono l’urgenza. Parla Malorgio, segretario Filt-Cgil D’altronde, nell’inerzia di enti locali e governo nazionale, sono proprio i sindacati che stanno facendosi carico del problema. Oltre ad invitare ad affrettare l’adozione di tutte le misure volte a mitigare il problema delle ore di punta (smart working, differenziazione degli orari scolastici e degli uffici pubblici), le organizzazioni di categoria insistono proprio perché si trovi il modo di ottenere un notevole aumento dei mezzi in circolazione. Stefano Malorgio, segretario confederale della Filt-Cgil, ha le idee molto chiare in proposito. Si vada subito – dice a strisciarossa  –  all’utilizzazione dei pullman turistici che hanno la licenza NCC, ovvero sono in regime di noleggio con conducente. Si tratta di un grande numero di veicoli che attualmente, a causa della crisi del turismo, la soppressione delle gite scolastiche e la drastica riduzione dei viaggi aziendali, sono fermi, mentre gli autisti sono percettori di sussidi o in cassa integrazione. Se si riuscisse ad arrivare a un accordo con le aziende si tratterebbe anche di una misura sociale molto importante a favore di una categoria di lavoratori ora in grande difficoltà. L’aumento dei mezzi disponibili facendo ricorso ai pullman NCC è il primo di tre punti sui quali il sindacato  ha posto il problema – ricorda Malorgio – fin da quando, a maggio, si cominciò a parlare della riapertura delle scuole e della ripresa piena delle attività lavorative. Il secondo punto è l’adozione di provvedimenti che rendano vera, seria, l’applicazione del principio dell’utilizzazione dei mezzi all’80% della capienza. Ora come ora non c’è alcun sistema di controllo, con i tornelli o altri mezzi, e viene lasciata agli autisti la responsabilità di negare l’accesso al mezzo se il livello di capienza. È facile capire a quali tensioni e a quale stress possa portare una situazione del genere. Le aziende dovrebbero farsi carico di assumere persone che siano in grado di controllare e in qualche modo gestire la salita delle persone sui mezzi, almeno nelle fermate più importanti. La questione degli orari. Infine – terzo punto – c’è il capitolo degli orari nei posti di lavoro e nelle scuole. Nelle aree urbane servono delle cabine di regia che suggeriscano e gestiscano uno sfalsamento degli orari che impedisca gli affollamenti. Giusto, giustissimo. Si tratta di una di quelle misure che tutti invocano ma che pochi sono stati capaci, finora, di mettere in pratica. Il ricorso agli NCC, ovviamente, non esclude l’altra ipotesi, quella dell’impiego di mezzi militari. Il ministero dei Trasporti e tutto il governo farebbero bene a studiarsi bene la questione e a rispondere a chi avanza proposte qualcosa di meno vago di quello che si poteva leggere, ieri pomeriggio, nel comunicato del ministero e cioè che “verrà compiuto un aggiornamento del monitoraggio periodico dei flussi dei passeggeri che utilizzano i mezzi pubblici e saranno analizzate alcune situazioni problematiche riportate in questi giorni sui canali social, relative ad assembramenti a bordo dei mezzi e all’interno delle stazioni”.