Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti, per il corretto funzionamento delle pagine web e per il miglioramento dei servizi. Per saperne di piu` o negare il consenso clicca su 'Maggiori informazioni'.
Proseguendo la navigazione del sito o cliccando su 'Accetto' acconsenti all`uso dei cookie.
user_mobilelogo

Frasi che leggiamo o sentiamo spesso: “la disuguaglianza nel mondo è aumentata”, “si allarga la forbice tra ricchi e poveri”, “la disuguaglianza è il vero problema”. Frasi che, utilizzate come un mantra da media e politici, possono sembrare un po’ vuote, eppure non lo sono. Sono vere, come vera è la questione della disuguaglianza nel mondo. La disuguaglianza nel mondo si è in effetti accentuata negli ultimi venti anni.

Diversi studi internazionali stanno monitorando il fenomeno ma sono pochi i governi nazionali che prestano attenzione alla redistribuzione della ricchezza, che dovrebbe essere l’antidoto alla disuguaglianza. Ma come si misura la disuguaglianza? Quali sono i paesi più eguali e quelli più diseguali? Come mai la disuguaglianza nel mondo è aumentata negli ultimi anni? E come è la situazione in Italia? Per rispondere a queste domande facciamo riferimento all’indice di Gini, il metodo di misurazione della disuguaglianza economica più riconosciuto a livello globale, che ci consente anche di mappare l’entità del problema nelle diverse aree del mondo. Scandagliamo poi altri studi per approfondire le motivazioni dell’aumento della disuguaglianza nel mondo, con un focus finale sull’Italia. Cos’è l’indice di Gini: Siamo all’inizio del novecento e il poliedrico statistico italiano Corrado Gini, poi convinto sostenitore del fascismo, si ingegna per elaborare un indice di misurazione della concentrazione della ricchezza. Compie diversi studi e nel 1914 propone quello che sarebbe stato universalmente riconosciuto come indice, o coefficiente, di Gini. L’indice di Gini è attualmente utilizzato su scala globale per misurare la disuguaglianza nel mondo, quindi la disparità di distribuzione del patrimonio economico (o ricchezza) e del reddito fra gli individui di una popolazione. L’indice si muove fra 0 e 1, dove 0 indica la completa equi-distribuzione della ricchezza (tutti percepiscono lo stesso reddito), mentre 1 corrisponde alla massima concentrazione (un individuo controlla tutta la ricchezza nazionale). Indici di Gini vicini allo 0 corrispondono quindi a una situazione vicina a una equa distribuzione economica, mentre coefficienti vicini all’1 indicano una concentrazione verso pochi individui di ricchezza e reddito. A volte l’indice di Gini viene moltiplicato per cento, diventando così un valore tra 0 e 100, più facile da visualizzare graficamente e da comprendere nei suoi trend di crescita o decrescita. La disuguaglianza nel mondo. A livello mondiale i dati della Banca Mondiale sono disponibili in maniera frammentata, non per tutti i paesi e molti non sono aggiornati. Ad ogni modo possiamo certamente affermare che i paesi più diseguali – con indice di Gini superiore al 50 – sono in Africa, con il triste primato che spetta al Sud Africa con un indice di 63, il peggiore al mondo (non aggiornato però dal 2014). L’altra area con grandi disuguaglianze al mondo è il centro-sud America; qui il paese peggiore è il Brasile (indice di 53,9), ma praticamente tutti i paesi latino americani hanno un indice di Gini superiore al 40, così come d’altra parte gli Stati Uniti (41,1). Nel terzo blocco, con un indice di Gini tra il 35 e il 40, troviamo un gruppo misto di paesi di diversi continenti. Abbiamo i best performer tra i paesi africani – Niger, Sudan, Etiopia, Nigeria – diversi paesi asiatici e mediorientali – Cina (38,5), India, Indonesia, Thailandia, Iran, Israele – nonché i peggiori fra i paesi europei: Russia, Bulgaria, Romania, Li-tuania, Lettonia. Troviamo poi un gruppo di paesi con un indice ancora migliore, tra il 30 e il 35, che comprende i paesi del sud Europa Italia (33,4), Spagna, Grecia e Portogallo e alcuni paesi che troviamo non senza sorpresa in questa fascia: Egitto, Paki-stan, Albania, Tunisia, Bangladesh. Infine, nel blocco dei paesi con la ricchezza più equi-distribuita ci sono molti paesi del centro-nord Europa: la Slovacchia, che con 20,9 è il paese più egualitario al mondo, seguita da Slovenia, Repubblica Ceca e Belgio, tutti i paesi scandinavi, Francia, Germania, ma anche paesi dell’est Europa come Moldova, Ucraina e Ungheria. Perché aumenta la disuguaglianza nel mond0. Secondo il World Social Report 2020 di UNDESA, la disuguaglianza nel mondo è in crescita negli ultimi 30 anni, in particolare nei paesi ad alto e medio sviluppo. Più del 70% della popolazione mondiale vive in paesi dove la disuguaglianza è in crescita, e nel 60% dei paesi la quota di ricchezza concentrata nelle mani dell’1% più ricco della popolazione è aumentata. Il trend però non è univoco: ci sono paesi dove la disuguaglianza si sta riducendo, soprattutto nelle zone più povere del mondo come Africa e America latina che tuttavia, come abbiamo visto, restano in fondo alla classifica in base all’indice di Gini. Il report UNDESA evidenzia un altro aspetto: mentre aumentano le disuguaglianze all’interno dei paesi, diminuiscono le disuguaglianze tra paesi. Questo è uno degli effetti più interessanti della globalizzazione, che ha portato ad una crescita economica significativa in paesi come Cina, India e altri paesi emergenti dell’Asia, riducendo le disuguaglianze tra questi e i paesi più ricchi. Altri fattori che si intersecano con la disuguaglianza economica sono genere, disabilità e appartenenza etnica. Inoltre nuovi driver di potenziali disuguaglianze stanno emergendo in questi anni; la trasformazione digitale e il cambiamento climatico rischiano di avere un impatto disuguale, se non saranno accompagnate da adeguate misure. Il World Inequality Report pubblicato nel 2018 suggerisce che una delle più influenti cause dell’aumento delle disuguaglianze sia dato dal passaggio della ricchezza pubblica in mani private. Negli ultimi venti anni, vi è stata una forte spinta alla privatizzazione del patrimonio dello Stato e questo avrebbe portato una diminuzione di risorse in mano ai governi per combattere le criticità che portano alla disuguaglianza. Particolarmente illuminante è il confronto tra Europa occidentale e Stati Uniti. In entrambi i casi l’1% più ricco della popolazione possedeva il 10% della ricchezza nel 1980, ma ora la situazione è molto diversa: in Europa la percentuale è cresciuta ma di poco, arrivando al 12%, negli Stati Uniti la percentuale di ricchezza posseduta è raddoppiata, arrivando al 20%. A cosa è dovuta questa diversa evoluzione del fenomeno? Secondo i curatori del rapporto, gli Stati Uniti combinano grandi disuguaglianze nell’accesso all’istruzione e un sistema fiscale poco progressivo, che impatta più sui poveri che sui ricchi. In Europa invece la tassazione è progressiva e, dove meglio dove peggio, il sistema di welfare riesce a riequilibrare le disuguaglianze nell’accesso all’istruzione e nell’integrazione ai redditi più bassi. E la disuguaglianza in Italia? A livello globale, l’Italia fa meglio di paesi come Stati Uniti e Australia, ma a livello europeo la situazione è molto differente e l’Italia occupa la 23esima posizione su 27, con un coefficiente pari a 0,334. Questo il confronto con alcuni paesi europei, con un coefficiente di Gini espresso in centesimi per una migliore resa grafica. Negli ultimi venti anni, l’indice di Gini in Italia ha toccato il suo punto più di basso nel 2001, quando era a 29, indice di una società più egualitaria. Da allora ha continuato a salire, seppur con fasi alterne, fino al 33,4 del 2018, dato più alto degli ultimi venti anni. Tra il 2010 e il 2018 l’Italia ha peggiorato il suo indice Gini di 1,7 punti, situazione tra le peggiori in Europa dopo Bulgaria (addirittura +6,4 punti), Ungheria (+4,6), Lussemburgo, Olanda e Germania. Secondo il rapporto sulla disuguaglianza in Italia curato da Oxfam, questa è la situazione della distribuzione della ricchezza in Italia a metà 2019. In pratica, il 40% più ricco della popolazione italiana detiene l’87% della ricchezza e il restante 60% più povero il 13%. Zoomando ancora di più scopriamo che il 5% più ricco della popolazione italiana detiene una ricchezza superiore all’80% più povero; l’1% più ricco detiene il 22% della ricchezza nazionale; i 3 miliardari più ricchi d’Italia posseggono quanto il 10% più povero della popolazione, circa 6 milioni di persone. Questa situazione di concentrazione di ricchezza è andata peggiorando negli ultimi 20 anni e la forbice tra la ricchezza posseduta dal 10% più ricco e dal 10% più povero degli italiani è aumentata. L’economista Salvatore Morelli, curatore della parte dedicato all’Italia nel World Inequality Report insieme a Paolo Acciari e Facundo Alvaredo si esprime così: “L’Italia è uno dei Paesi dove il rapporto tra ricchezza aggregata totale e il totale dei redditi prodotti ogni anno è tra i più elevati al mondo, una delle nazioni a più elevata intensità capitalistica, dove la ricchezza vale molto più del reddito. […] Si accresce sempre di più il peso della ricchezza ereditata, della trasmissione dinastica patrimoniale, rispetto alla generazione di reddito. Una situazione dove, come è stato detto, il passato divora il futuro”. Il patrimonio conta più del reddito, ciò che si eredita più di ciò che si produce. Ad aggravare la situazione il dato secondo cui l’Italia è uno dei paesi europei più attivi sul fronte delle privatizzazioni. Ad alleviarla, alcune misure di welfare che – nonostante tutto – ancora tengono e quel bene-rifugio che per molti italiani è la casa di proprietà. Cosa fare per contrastare la disuguaglianza Gli eccessivi squilibri possono causare un aumento del debito pubblico, una compressione dei consumi da parte delle fasce di popolazione più povere ed una conseguente diminuzione delle retribuzioni. Le disuguaglianze economiche sono inoltre fonte di risentimento sociale in chi si sente ingiustamente sfavorito nella distribuzione della ricchezza. Per limitare questi effetti, il rapporto presenta alcuni strumenti di contrasto alle disuguaglianze proposti in diversi studi economici realizzati negli ultimi anni: un sistema progressivo per il pagamento delle tasse, una tassazione più gravosa per le rendite finanziarie in modo tale da dare una spinta all’economia reale, un miglioramento nell’accesso all’istruzione, un incremento nell’offerta di servizi pubblici e l’adozione di un salario minimo garantito. Tutti strumenti che richiedono un deciso intervento pubblico spesso non gradito a chi detiene il potere economico-finanziario (e la ricchezza) e difficile da attuare in un contesto di scarsità di risorse pubbliche e di limitazioni poste alla spesa pubblica. Il World Social Report di UNDESA sottolinea in particolare come l’accesso universale all’istruzione sia la vera chiave per prevenire e contrastare le disuguaglianze. Tuttavia, occorre che il sistema educativo sia davvero accessibile a tutti altrimenti il rischio è di esacerbare le disuguaglianze. Inoltre, è importante agire su tutte le forme di disuguaglianza, non solo quella economica. Tutte le forme di discriminazione che ostacolano la partecipazione sociale ed economica dei gruppi svantaggiati – come donne, disabili, minoranze etniche – devono essere rimosse. Sono tutti processi a lungo termine, ma non c’è altra strada se si vogliono ridurre le disuguaglianze ed evitare che le sue conseguenze generino crescenti conflitti sociali. Nel 2016 gli studiosi del Buffett Institute for Global Studies hanno elaborato una mappa del mondo basata sull’indice di Gini, che evidenzia quale sia la situazione della disuguaglianza economica paese per paese. In Europa, i paesi con la ricchezza più equi-distribuita sono i paesi scandinavi, la Germania e alcuni paesi dell’est (Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca), con un indice di Gini compreso tra lo 0,25 e lo 0,30. La forza dell’economia tedesca e il sistema di welfare in vigore nei paesi nordici sono i fattori determinanti dell’equa ridistribuzione del reddito. Nel resto del mondo, l’unica “grande potenza” ad avere un indice di concentrazione così basso è il Giappone. Al contrario, i paesi con il più alto indice di concentrazione della ricchezza sono Bolivia e Colombia in Sud America, e Namibia, Gambia e Sud Africa in Africa, con valori vicini allo 0,66. Stati Uniti e Russia rientrano nello stesso alto range di concentrazione (fra lo 0,40 e lo 0,45) e anche la Cina non si allontana troppo dallo 0,50. Per quanto riguarda il Medio Oriente, l’istituto non è riuscito ad effettuare delle rilevazioni attendibili in quasi tutta la Penisola Araba, escludendo quindi dalla mappa paesi come l’Arabia Saudita o gli Emirati Arabi, dove è comunque nota l’alta concertazione della ricchezza in mano a pochi sceicchi. Il World Inequality Report – Rapporto sulla disuguaglianza nel mondo 2018 evidenzia come vi sia una forte disuguaglianza di distribuzione non solo fra paesi della stessa area geografica, ma fra regione a regione. Se guardiamo alle diverse quote di ricchezza possedute dal 10% della popolazione più ricca nelle varie regioni otteniamo questo quadro: il 10% più ricco della popolazione possiede il 37% della ricchezza in Europa, il 47% in America del Nord, il 46% in Russia, il 41% in Cina, il 55% della ricchezza in India, Brasile e Africa sub-sahariana, addirittura il 61% in Medio Oriente. Negli ultimi venti anni la disuguaglianza nel mondo è cresciuta praticamente ovunque, in modo particolare in Nord America, Cina, Russia e India. Molto più moderata invece la crescita in Europa. la disuguaglianza in Italia? 2016 A livello globale, l’Italia fa meglio di paesi come Stati Uniti e Australia, ma a livello europeo la situazione è molto differente e l’Italia occupa la ventesima posizione su 28, con un coefficiente pari a 0,331. Questo il confronto con alcuni paesi europei, con un coefficiente di Gini espresso in centesimi per una migliore resa grafica. Negli ultimi venti anni, l’indice di Gini in Italia ha toccato il suo punto più di basso nel 2001, quando era a 0,29, indice di una società più egualitaria. Da allora ha continuato a salire, seppur con fasi alterne, fino allo 0,331 del 2016, dato più alto degli ultimi venti anni. Secondo il Rapporto sulla disuguaglianza economica in Italia curato da Oxfam Italia, questa è la situazione della distribuzione della ricchezza in Italia nel 2017. Fonte: Rapporto sulla disuguaglianza in Italia Oxfam Italia In pratica, il 40% più ricco della popolazione italiana detiene l’85% della ricchezza e il restante 60% più povero il 15%. I 14 miliardari più ricchi d’Italia posseggono quanto il 30% più povero della popolazione. Il gia citato Rapporto sulla disuguaglianza del mondo dedica una finestra all’Italia, evidenziando come negli ultimi venti anni il 10% più ricco della popolazione italiana abbia aumentato la quota di ricchezza detenuta dal 40 al 55%.; l’1% più ricco della popolazione l’ha aumentata dal 15 al 20% della ricchezza totale.