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Finance Watch organizza una conferenza interdisciplinare on line con attori della società civile, legislatori, accademici e rappresentanti del settore finanziario dall'Italia e da Bruxelles. Al centro conseguenze, opportunità e scenari futuri della crisi pandemica in relazione all'impatto che la finanza produce sulla società e sulla auspicabile transizione verde e inclusiva.

Società, ambiente e finanza nell’era del Covid-19: scenari e futuro. Con questo titolo si terrà il 16 dicembre la prima conferenza sul web di Finance Watch (organizzazione non governativa europea di ricerca e sensibilizzazione sulla regolamentazione finanziaria), organizzata in stretta collaborazione con la sua Rete Italiana dei membri e trasmessa in diretta, oltre che sul sito dell’associazione, su Collettiva.it a partire dalle 9:30. Si tratta, come viene esplicitato nel programma, di un incontro interdisciplinare di attori della società civile, legislatori, accademici e rappresentanti del settore finanziario dall’Italia e da Bruxelles. Il dibattito, concentrandosi sulla situazione italiana, riguarderà conseguenze, opportunità e scenari futuri che la crisi pandemica apre in relazione alla finanza, e all’impatto che quest’ultima produce sulla società e sul compimento di una transizione socio-economica giusta, inclusiva, verde e digitale. All’evento parteciperanno personalità del mondo dell’associazionismo italiano e internazionale e del sindacato, come il segretario generale della Fisac Cgil, Nino Baseotto.  A dare il via ai lavori sarà invece Benoît Lallemand, segretario generale di Finance Watch, il quale ci spiega che “innanzitutto quando si parla di finanza, si parla di finanza privata ma anche di finanza pubblica”: “Oggi si discute del ruolo dei governi e della spesa fiscale come, per esempio, nel caso del Recovery Fund e del denaro pubblico utilizzato da quando lo scorso marzo è iniziata la pandemia. Questa è finanza pubblica. Esistono però anche la finanza privata, il ruolo del mercato finanziario, delle banche, delle assicurazioni, dei fondi di investimento privati. Perciò quando ragioniamo dell’impatto della finanza sulle persone parliamo di sia di finanza pubblica che privata”. “La prima cosa da dire – prosegue Lallemand - è che la finanza pubblica, negli ultimi quindici-vent’anni, ha subito limitazioni piuttosto artificiose. In Italia è un fatto ben noto. Sono state infatti imposte delle regole europee che alcuni hanno definito la svolta neoliberista degli anni Ottanta. Secondo queste regole dovevamo praticare meno finanza pubblica mentre la finanza privata doveva giocare un ruolo ben più ampio. Tutto questo ha avuto delle conseguenze: le persone dipendono soprattutto dalla finanza pubblica perché è quest’ultima a garantire le infrastrutture materiali, come le strade ad esempio, e immateriali, come l’istruzione, la sanità, la previdenza sociale. Poiché tutto questo dipende dalla finanza pubblica, il taglio delle risorse di questi ultimi decenni ha reso la crisi ancora più aspra”. Per il segretario generale di Finance Watch, fatta eccezione per i ricchi, “si è assistito a un impoverimento generalizzato, perché i servizi sono stati sempre più a pagamento: per avere un’istruzione migliore bisognava pagare i privati, così per la sanità o per la previdenza. Allo stesso tempo la finanza privata ha continuato ad applicare gli stessi principi su cui si basano le grandi multinazionali mirando alla massimizzazione del profitto”. Detto in altre parole, “la finanza privata soccorre chi ha bisogno con dei prestiti, ma facendolo ne aumenta il debito e anzi crea un circolo vizioso in cui l’indebitamento delle persone cresce a dismisura. Ecco perché il rapporto tra persone e finanza ha avuto un esito piuttosto negativo”. Quello al quale stiamo ora assistendo è un cambiamento che vede i governi spendere molto denaro, “aumentando i propri debiti, con la banca centrale ha emesso i social bond – afferma Lallemand – e le regole fiscali sospese. All’improvviso vediamo che il denaro c’è mentre per due decenni ci hanno raccontato che i soldi non c’erano, che non c’erano per l’istruzione, per la sanità, per la sicurezza sociale, per le strade. A questo punto, però, sarà dirimente spendere bene questo denaro in modo che i lavoratori e la classe media potranno trarne il maggior beneficio.Sarà quindi necessario “cogliere questa opportunità per un cambio di paradigma: la finanza pubblica deve investire in ospedali, in istruzione, nelle persone e creare opportunità di lavoro di qualità, verde, innovativo”. Ed è qui che interviene il lavoro di Finance Watch: “Pensiamo che l’impatto dell’assenza di finanza pubblica e della predominanza di quella privata sia stato piuttosto negativo sulle persone – ribadisce Lallemand -. Per questo motivo abbiamo avanzato delle proposte per cambiare e per fare in modo che la finanza pubblica innanzitutto, ma anche quella privata, possano essere al servizio delle persone e dell’ambiente”. “Uno dei temi che dobbiamo affrontare è capire perché le persone hanno problemi di sovraindebitamento e cosa possiamo fare per aiutarle. Uno dei punti chiave del Recovery plan sono proprio le politiche fiscali e come è i governi si assicureranno di utilizzare il Recovery fund per servire innanzitutto le persone che ne hanno più bisogno – conclude - e poi per agevolare la transizione dell’economia dalle energie fossili a un’economia verde”.